Commento sentenza Cassazione 2 aprile 2013, n. 7969

Si segnala l’ordinanza della Sesta sezione civile della Corte di Cassazione depositata il 2 aprile 2013 mediante la quale la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo togolese avverso la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro di conferma del diniego della protezione internazionale emesso dalla Commissione territoriale e confermata dal Tribunale di primo grado (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 21 novembre 2012 – 2 aprile 2013 n. 7969).

Avverso la decisione sfavorevole della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato, infatti, il richiedente è ammesso, entro trenta giorni, a ricorrere al Tribunale competente deducendo profili di illegittimità della decisione sia sul piano fattuale sia sul piano di diritto. Se, in particolare, il richiedente è ospitato in un centro governativo per i richiedenti asilo, può presentare il ricorso entro quindici giorni dalla comunicazione della decisione.

Al richiedente è garantito l’accesso a tutti e tre i gradi di giudizio previsti dall’ordinamento italiano, potendo egli proporre reclamo avanti alla Corte d’Appello competente entro dieci giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza del tribunale di primo grado, nonché, contro la decisione della Corte d’Appello, ricorso innanzi alla Corte di Cassazione.

Nel confermare il diniego al riconoscimento dello status di rifugiato emesso dalla Commissione territoriale, la Corte d’Appello ha ritenuto che non era stata dimostrata la correlazione tra la situazione specifica del ricorrente e le condizioni politiche, sociali e normative del Togo, “atteso che dalle stesse dichiarazioni rilasciate dall’impugnante davanti alla Commissione risultava che il medesimo aveva abbandonato il proprio Paese non già in quanto perseguitato per ragioni razziali, politiche o religiose, bensì per sfuggire a un probabile arresto per un incendio che aveva provocato”. E ancora, i giudici di merito hanno affermato che il Togo risultava essere un Paese relativamente sicuro, come confermato dal sito internet del Ministero degli Affari Esteri www.viaggiaresicuri.it e che, con riferimento alla protezione umanitaria, non erano sussistenti i presupposti, coincidenti, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 251/2007, con quelli del permesso di soggiorno per protezione sussidiaria.

Sono quattro i motivi di ricorso in Cassazione, tutti dichiarati inammissibili: anzitutto, secondo il ricorrente la Corte d’Appello non avrebbe compiuto i necessari accertamenti sulla situazione interna del Togo, nel quale, secondo il rapporto Amnesty International del 2011 il partito di opposizione, in cui il ricorrente militava, era sottoposto ad arresti dei suoi attivisti; in secondo luogo, il ricorrente afferma di essere in possesso dei requisiti dello status di rifugiato secondo la Convenzione di Ginevra; in terzo luogo, il ricorrente lamenta che i giudici hanno basato la loro decisione sulle sole risultanze del sito www.viaggiaresicuri.it e senza tener conto del più volte indicato rapporto di Amnesty International; infine, il ricorrente lamenta che non spetta al giudice, ma al questore il compito di riconoscere la protezione umanitaria negata dalla Commissione territoriale. Con particolare riferimento all’ultimo motivo di doglianza, la Corte di Cassazione ha chiarito che “l’affermazione che il potere di attribuire la protezione umanitaria spetti, ai sensi dell’art. 5 D.lgs. 286/1998, al questore e non al giudice non è, in realtà, decisiva nella motivazione della sentenza impugnata, in cui l’esclusione della protezione umanitaria è argomentata piuttosto con la considerazione dell’assorbimento della medesima nella protezione sussidiaria”.

Di Alice Di Lallo

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