Una detenzione di tempo indefinito è arbitraria e viola il diritto alla libertà e sicurezza personale

Il 20 agosto 2013 lo Human Rights Committee, l’organo composto da esperti indipendenti incaricato di monitorare l’implementazione del Patto Internazionale sui diritti civili e politici del 1966, ha pubblicato due decisioni (F.K.A.G. et al. contro Australia e M.M.M. et al. contro Australia) in merito a ricorsi che invocavano la violazione degli articoli 4, 7, 9 e 10 del Patto da parte dell’Australia. I ricorrenti erano cittadini cingalesi di etnia tamil e Rohingya dal Myanmar intercettati mentre cercavano di raggiungere il territorio australiano via mare.

In entrambi i casi, il Comitato, considerando ammissibili i ricorsi che lamentavano l’arbitrarietà della detenzione, ha affermato che quest’ultima non è di per sé arbitraria e che:

“i richiedenti asilo che entrano illegalmente nel territorio di uno stato parte possono essere detenuti per un breve periodo iniziale per permettere di documentarne l’entrata, registrarne la domanda d’asilo e determinarne l’identità se questa è in dubbio. La detenzione indefinita mentre la domanda d’asilo è in fase di determinazione sarebbe arbitraria se non ci fossero ragioni specifiche inerenti al richiedente, come una soggettiva probabilità di fuga, pericolo di reati contro terzi o rischio di atti contro la sicurezza nazionale”.

Di conseguenza, la decisione di prolungare la detenzione del richiedente asilo deve essere presa su base individuale attraverso un’analisi del caso concreto e non in base ad una regola generale.

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