Il punto sulla Bulgaria

Come è noto la Bulgaria, che costituisce parte dei confini orientali dell’Europa, è ufficialmente parte dell’Unione Europea dal gennaio 2007. Tale adesione comporta  per il Paese l’obbligo di trasporre nella propria legislazione nazionale le direttive europee ed il dovere di applicare i regolamenti nei tempi e nei modi indicati negli strumenti stessi, ivi compresi quelli costituenti il cosiddetto CEAS,[1] il Sistema Europeo Comune di Asilo.[2]

La Bulgaria, negli ultimi anni, ha ricevuto in media 1000 domande di protezione internazionale l’anno. Durante il solo 2013, circa 9100 persone hanno presentato domanda per l’ottenimento della protezione internazionale. Di queste circa 4000 hanno dichiarato di essere di nazionalità siriana. Si noti che, secondo l’UNHCR, tali dati potrebbero essere solo parziali e che, pertanto, il numero di persone che hanno presentato domanda o vorrebbero presentare domanda di protezione internazionale in Bulgaria potrebbe essere anche maggiore. Altrettanto consistente potrebbe essere il numero di persone transitate per il Paese e poi direttesi in altri Stati a causa della difficoltà nell’esaminare le domande di protezione internazionale e delle inadeguate condizioni di accoglienza.[3]

Come osservato da Amnesty International,[4] l’aumento dei richiedenti asilo in Bulgaria è dovuto, in parte, all’intensificarsi delle misure per la protezione delle proprie frontiere adottate dalla Grecia e sostenute dall’Unione Europea. Anche la Bulgaria, soprattutto a partire dalla fine del 2013, si è dotata di misure in tal senso, impiegando 1200 soldati in più nella sorveglianza delle frontiere del Paese ed iniziando la costruzione di un muro di 30 chilometri lungo la frontiera bulgaro-turca. Le autorità nazionali sono state inoltre assistite nelle attività di frontiera da ufficiali Frontex – l’Agenzia europea per le frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea.

Ciononostante, il numero di richiedenti asilo in Bulgaria rimane alto rispetto alle capacità di accoglienza del Paese, continuando ad aumentare. I dati ufficiali indicano che tale capacità è di 4060 richiedenti asilo nei sette diversi centri di accoglienza del Paese.[5] Uno di questi, Harmanli,[6] ha recentemente attirato l’attenzione della stampa internazionale e sollevato il ‘caso Bulgaria’ con riguardo alle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo.

Harmanli, nonostante la legge bulgara – in ossequio alle norme europee – non preveda la detenzione dei richiedenti asilo, opera di fatto come un centro di detenzione. I richiedenti asilo ospitati nella struttura non possono infatti lasciare il centro, nel quale non vi è alcuna fornitura di viveri da parte dello Stato bulgaro, non vi è accesso a strutture riscaldate, i servizi igienici sono inadeguati, manca l’assistenza sanitaria (assicurata in parte da Medici Senza Frontiere, che ha stabilito tre strutture di aiuto ed intervento nel Paese) e non vi è alcuna privacy né struttura per i bambini. Il cibo è fornito tramite donazioni private o ONG, ma in maniera irregolare ed insufficiente per assicurare la sussistenza di tutti gli ospiti del centro di Harmanli. Gli ospiti del centro ricevono circa 33 euro a persona al mese per provvedere al proprio sostentamento, ma l’acquisto di prodotti all’esterno del centro è reso impossibile dal divieto di allontanarvisi.

Gli altri centri di accoglienza presentano in gran parte le stesse criticità, seppure attenuate dal fatto di essere centri aperti e permettere, pertanto, l’approvvigionamento al di fuori delle strutture stesse.

A causa delle drammatiche condizioni nei centri di accoglienza e delle sistemiche carenze nel sistema delle procedure di esame delle domande di protezione internazionale, l’UNHCR ha invitato lo scorso 3 gennaio[7] gli Stati europei a interrompere momentaneamente i trasferimenti di richiedenti asilo verso la Bulgaria[8] in base al Regolamento Dublino,[9] sostenendo che i richiedenti asilo in Bulgaria siano a rischio di essere soggetti a trattamento inumano o degradante.[10] Contemporaneamente, l’UNHCR ha invitato le autorità bulgare ad attuare misure immediate al fine di migliorare le condizioni di accoglienza  ed assicurare il rispetto dei richiedenti asilo e delle persone che necessitano di protezione. Ad ogni modo l’UNHCR condurrà una nuova verifica della situazione in Bulgaria all’inizio di aprile, lasciando così al Paese  il tempo necessario per affrontare tali questioni in cooperazione con la Commissione Europea, l’EASO (European Asylum Support Office), le ONG impegnate sul campo, nonché l’UNHCR.

La costruzione della Fortezza-Europa sembra mostrare così le sue nefaste conseguenze in un altro Paese europeo, a spese di coloro che, spesso come ultima possibilità di salvezza, fuggono da guerre e persecuzioni e hanno il diritto, internazionalmente sancito, di cercare assistenza, riparo e accoglienza in un altro Paese.

A seguito delle vicende in Bulgaria, l’attenzione potrebbe presto catalizzarsi attorno alla Romania – altro Stato membro dell’Unione Europea – a fronte delle similarità socio-economico-politiche tra i due Paesi e della loro vicinanza geografica.

Di Martina Buscemi e Silvia Cravesana


[1] Il CEAS comprende la Direttiva Qualifiche (2011/95/EU), la Direttiva Procedure (2013/32/EU), il Regolamento Dublino (604/2013), il Regolamento Eurodac (603/2013) e la Direttiva Procedure (2013/33/EU).

[2] Gli Stati membri sono inoltre a tutti gli effetti tenuti all’osservanza delle norme contenute nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

[3] UNHCR, UNHCR observations on the current asylum system in Bulgaria, 2 January 2014, 4, available at: http://www.refworld.org/docid/52c598354.html %5Baccessed 12 January 2014].

[4] Amnesty International, Refugees in Bulgaria trapped in substandard conditions, 13 December 2013, available at: http://www.amnesty.org/en/library/asset/EUR15/002/2013/en/722a9655-1caa-4c95-b387-e238f1bd56ec/eur150022013en.pdf [accessed 12 January 2014].

[5] UNHCR, 2014: 9.

[6] Sul sito di Medici Senza Frontiere e dell’UNHCR è possibile vedere fotografie del centro di Harmanli.

[7] UNHCR, UNHCR calls for temporary halt to Dublin transfers of asylum-seekers back to Bulgaria, 3 January 2014, available at: http://www.refworld.org/docid/52ca69a84.html %5Baccessed 12 January 2014].

[8] Tale invito e le motivazioni sono condivise da diverse organizzazioni internazionali, come ad esempio l’ECRE: http://ecre.karakasstaging.be/index.php?option=com_downloads&id=215 [accessed 12 January 2014].

[9] Il principio generale del Regolamento Dublino prevede che la domanda di asilo debba essere esaminata dallo Stato attraverso il quale il richiedente asilo è entrato in Europa.

[10] L’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo prevede che “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

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