Australia: delocalizzazione delle richieste di asilo e diritti umani

Nelle ultime settimane si sono verificati episodi di violenza che coinvolgono migranti e richiedenti asilo a Manus, in Papua Nuova Guinea. Le dinamiche degli eventi non sono chiare: secondo il governo gli scontri avrebbero avuto inizio a fronte di atti di ribellione dei richiedenti, secondo le associazioni per i diritti umani presenti in loco, invece, sarebbero stati questi ultimi ad aver subito atti di aggressione da parte della cittadinanza e delle autorità.

Alla radice di questi fatti si colloca la controversa politica di gestione dei flussi migratori messa in atto dall’Australia, che prevede di trasferire i richiedenti asilo in centri di detenzione al di fuori dei propri confini, presso le isole di Nauru e Manus (in territorio papuano), e che dispone inoltre la permanenza nel territorio per i richiedenti nei cui confronti venga dichiarato lo status di rifugiato.

A seguito dell’attuazione di questa politica, avvenuta a partire dello scorso anno, l’Australia è stata ritenuta colpevole di almeno 150 violazioni del diritto internazionale da parte dell’ONU.

Oltre alle fondamenta giuridiche di questa politica, in discussione è anche il trattamento dei richiedenti, oggetto di denunce per la violazione dei diritti umani da parte di diverse associazioni tra cui Amnesty International.

Per approfondire:

Il Fatto Quotidiano, Immigrati, a Manus polizia spara contro richiedenti asilo: un morto e 77 feriti

The Diplomat, Australia’s Troubling Asylum Seeker Policy

The Independent, Calls for closure of ‘Australia’s gulag’ in Papua New Guinea after gangs kill asylum-seeker

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