“La vita ti sia lieve – storie di migranti e di altri esclusi”, intervista ad Alessandra Ballerini

copAlessandra Ballerini è un avvocato civilista specializzato in diritti umani e immigrazione. Nel novembre 2013 ha pubblicato, con il patrocinio di Amnesty International, il suo ultimo libro La vita ti sia lieve – storie di migranti e di altri esclusi (Melampo Editore, 2013 – 232 pagine, € 15,00), nel quale viene data la parola ai tanti adulti e bambini protagonisti di storie di migrazione e soprusi. Grazie alle storie contenute in questo volume, hanno avuto la possibilità di far sentire la propria voce e offrire uno spaccato di tutte quelle tristemente famose realtà che, seppur spesso condannate, attraversano ancora l’Italia.

In questo libro, completato da una prefazione di Erri De Luca e da una postfazione di Fabio Geda, c’è spazio non solo per le ingiustizie, ma anche, e soprattutto, per tutte quelle persone che, a titolo professionale o semplicemente personale, si oppongono e reagiscono a tali torti. Come affermato dalla stessa Ballerini in un suo intervento al Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina a Milano nel maggio 2014, “in questo libro ci sono le istituzioni ma ci sono anche le persone […], e sono, per fortuna, le persone a fare la differenza anche all’interno delle istituzioni”.

La vita ti sia lieve va ad aggiungersi a Il muro invisibile, suo altro libro sulla legge Bossi-Fini, pubblicato da Fratelli Frilli nel 2002.

Abbiamo deciso di intervistare Alessandra Ballerini per ASMiRA per il suo impegno sul fronte dei diritti umani e, in particolare, per l’azione a favore dei rifugiati e richiedenti asilo sul suolo italiano: oltre ad occuparsi di donne vittime di violenza, affidi di minori, e, in generale, di tutela degli emarginati e degli appartenenti alle cosiddette “fasce deboli”, l’avvocato Ballerini ha partecipato come consulente della Commissione Diritti Umani del Senato ai lavori di monitoraggio dei centri di accoglienza e di detenzione per stranieri ed alla stesura nel 2006 del Libro Bianco sui Cpta (Centri di Permanenza Temporanea e di Assistenza). Inoltre, ha contribuito al dibattito italiano sulla questione asilo presentando diversi ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro le espulsioni di massa di profughi verso la Libia e seguendo, in tempi recenti, il ricorso di una trentina di rifugiati afgani respinti dal Governo italiano verso la Grecia (Sharifi e altri c. Italia e Grecia).

A quali enti, associazioni o istituzioni ti sei maggiormente appoggiata durante il periodo di stesura del libro?

Un fronte sul quale sono impegnata da molto tempo è, ad esempio, la campagna nazionale contro la detenzione amministrativa dei migranti LasciateCIEntrare, nata a partire dalla richiesta di una delegazione di giornalisti che, in seguito alla circolare del Ministero degli Interni del 2011 che vieta l’ingresso nei CIE, ha richiesto la facoltà di entrare in queste strutture per monitorarne la situazione all’interno.

Oltre a questo progetto, ho lavorato e tuttora lavoro per Terre des Hommes – Organizzazione di difesa dei diritti dei bambini nei paesi in via di sviluppo, Antigone  – Associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale e Avvocati di strada.

Collaboro inoltre con lo Sportello ufficio immigrazione e quello per le donne vittime di tratta del comune di Genova; sempre a Genova, sono consulente presso il Centro anti-violenza, lavoro per il progetto Sunrise di protezione delle vittime di tratta e sfruttamento sessuale e sono coinvolta in progetti all’interno della Comunità San Benedetto al Porto di Don Gallo.

Alla mia collaborazione con Amnesty International si deve il patrocinio per la pubblicazione del mio libro “La vita ti sia lieve – storie di migranti e di altri esclusi” (2013).

C’è stata, in seguito alla pubblicazione del libro, una qualche forma di consenso espressa a livello di opinione pubblica e di governo? Qual è secondo te, in Italia, il ruolo dell’opinione pubblica antirazzista e indipendente dalla politica (la cosiddetta “advocacy coalition”)?

Purtroppo (o per fortuna), sono un’inguaribile ottimista: credo profondamente che sia in atto un cambiamento dell’opinione pubblica italiana, e questo mi è evidente per il fatto che vedo gente sempre diversa alle varie manifestazioni e che percepisco, in generale, una maggior attenzione al tema dei diritti umani nell’ambito delle migrazioni. Vedo tanto volontariato, soprattutto fra i giovani, e percepisco un grande impegno anche a livello di singoli individui: ad esempio, a Lampedusa, mi è capitato molte volte di vedere all’opera una vera e propria catena di solidarietà, ovvero gruppi di persone che si prendono letteralmente in casa degli sconosciuti ai quali non sarebbe, altrimenti, garantito un riparo. È molto importante sottolineare quanto l’azione di queste persone proceda indipendentemente dalla situazione politica del momento.

Anche a livello di governo c’è collaborazione, sebbene a livello personale e con pochi parlamentari, sempre gli stessi, talmente pochi da poterli contare sulle dita di una mano: fra gli altri, ho sempre usufruito della preziosissima collaborazione di Maria Chiara Acciarini, dell’Onorevole Luca Pastorino, deputato PD, di Davide Mattiello, Sandra Zampa e Roberto Di Giovan Paolo. Nel 2005, con alcuni di essi, ho svolto un buon lavoro nell’ambito della Commissione Diritti Umani del Senato.

Quali sono le tue attività più recenti in ambito di diritti umani e immigrazione (con particolare riguardo ai temi del diritto dei rifugiati e dei richiedenti asilo)?

Durante l’estate 2014 ho compiuto un giro nelle carceri della regione Liguria ed altrove per l’associazione Antigone, inoltre sono stata impegnata nella campagna LasciateCIEntrare con Luca Pastorino nella città di Torino allo scopo di monitorare la situazione all’interno del Centro d’Identificazione ed Espulsione di Corso Brunelleschi.

Più recentemente, nell’agosto 2014, mi sono recata presso il Centro di Contrada Imbriacola a Lampedusa, dove normalmente riesco ad entrare in veste di collaboratrice di Sandra Zampa o mediante Terre des Hommes, che riesce solitamente ad ottenere le autorizzazioni necessarie per occuparsi delle problematiche dei minori non accompagnati. Stavolta, però, mi è stato impedito l’ingresso, ma ciò nonostante sono riuscita a scoprire che, in quel periodo, nel centro si trovavano 323 persone di cui 100 bambini piccoli. La cosa sconvolgente è che formalmente il centro dovrebbe essere chiuso per ristrutturazione e perciò nessuno, né i giornalisti né gli operatori delle ONG, vi può entrare, fatta eccezione per i dipendenti della Cooperativa Lampedusa Accoglienza, che in teoria non dovrebbe più lavorarci in seguito ai fatti di febbraio 2014 [ovvero lo scandalo che ha coinvolto la cooperativa e l’intero Consorzio Sisifo in seguito alle immagini diffuse dal Tg2 che mostravano i maltrattamenti subiti dagli immigrati nel Centro di Contrada Imbriacola, e la conseguente indagine conoscitiva che è stata avviata per verificare quanto accaduto nel centro di accoglienza e per accertarne le responsabilità Ndr]. La settimana seguente, sono venuta a sapere che altre 900 persone sono poi passate dal Centro di Lampedusa, prima di essere smistate in altre strutture.

 Di Silvia Abruzzi

Ringraziamo l’avv. Ballerini per la preziosa collaborazione. Ulteriori informazioni su di lei e sul suo lavoro sono reperibili sul suo blog  www.alessandraballerini.com.

L’articolo è stato modificato alle ore 12.50 del 23/10/2014.

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